Lunedì scorso Israele ha permesso l'esportazione di tre camion carichi di pomodori dalla Striscia di Gaza all'Arabia Saudita, ma ha vietato ai camion di scaricare le merci in Israele e in Cisgiordania, i loro mercati naturali.
Nonostante il fatto che nel loro cammino verso l'Arabia Saudita, i camion passeranno attraverso Israele e la Cisgiordania, Israele continua a vietare in queste aree, come parte della sua "politica di separazione", la vendita di merci provenienti da Gaza.

I pomodori rappresentano una minaccia per la sicurezza di Israele? Improbabile. Tuttavia, Israele non permetterà che i pomodori di Gaza possano essere scaricati in Israele o in Cisgiordania. Tuttavia potranno passano attraverso Israele e la Cisgiordania occupata. (Foto illustrativa: flickr / La Grande Farmers' Market)
L'esportazione da Gaza viene mantenuta a livelli minimi – la media dell'anno scorso è stata di un carico al giorno - a causa degli elevati costi di spedizione e la bassa domanda all'estero. Prima del divieto di vendere prodotti in Israele e in Cisgiordania, i residenti di Gaza esportavano in media 90 camion al giorno.
I pomodori appartengono a Rauf Abu Abed Al Safar, un residente di Gaza che è proprietario della Società Abu Safar che esporta frutta e verdura. Prima del 2007, Abu Safar vendeva ogni anno centinaia di camion carichi di ortaggi soprattutto in Israele e in Cisgiordania. A causa degli alti costi di spedizione verso l'Arabia Saudita e i lunghi ritardi al valico di Kerem Shalom, Abu Safar afferma che molto probabilmente perderà molto denaro per questa decisione, il suo primo tentativo da quando è stato posto il divieto nel 2007.
Gisha accoglie con favore lo sviluppo di nuovi mercati per i prodotti di Gaza. Ricordiamo, tuttavia, che i prodotti di Gaza hanno già mercati consolidati e clienti in Israele e in Cisgiordania, dove prima del 2007 veniva venduto più dell'85% dei prodotti in uscita da Gaza. La ripresa economica nella Striscia di Gaza dipende dall'accesso ai mercati in Israele e la Cisgiordania.
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Tradotto in italiano da Marta Fortunato per l'Alternative Information Center (AIC)