Perché i residenti di Gaza sono autorizzati a vendere beni alla Giordania ma non in Cisgiordania e in Israele? Dal luglio 2007 non un singolo prodotto proveniente dalla Striscia è stato venduto in Israele o in Cisgiordania, i tradizionali mercati di Gaza.

Il tasso di disoccupazione nella Striscia di Gaza continua a salire
Le restrizioni imposte da Israele hanno paralizzato il settore manifatturiero nella Striscia e provocato un’impennata del tasso di disoccupazione. Pochi giorni fa un container di beni prodotti da sei aziende ha lasciato la Striscia per raggiungere un’esposizione in Giordania, aperta dal 24 al 26 gennaio. Il container ha attraversato Israele e la Cisgiordania dopo essere stato sottoposto a rigorosi controlli per la sicurezza.
Gisha (il Centro Legale per la Libertà di Movimento dei Palestinesi, ndr) ha accolto bene la decisione del sistema di sicurezza di autorizzare gli imprenditori di Gaza a sviluppare nuovi mercati per i loro prodotti in Giordania. Ma la spedizione di beni in Giordania dimostra che la vendita di questi e di altri tipi di prodotti può essere realizzata anche in Cisgiordania e nello stesso Israele, ovvero nei mercati tradizionali della Striscia.
Dal 2007, c’è il divieto generale alla vendita di beni da Gaza a Israele e alla Cisgiordania, un divieto che ha provocato la paralisi del settore manifatturiero della Striscia. Israele e la Cisgiordania erano la destinazione dell’85% dei beni esportati fuori da Gaza, prima che venisse imposto l’embargo. Circa l’83% delle aziende della Striscia sono state costrette a chiudere o hanno ridotto del 50% la propria capacità produttiva. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto quota 28%, contro il 15,5% del 2000.
Il sistema di sicurezza israeliano ha spiegato che l’embargo all’export dei prodotti di Gaza in Israele e Cisgiordania è parte della “politica di separazione” – un termine che non appare in nessuna decisione ufficiale o decreto del governo – una politica le cui caratteristiche non sono state mai descritte né spiegate.
Nonostante una piccolissima quantità di beni riesca a raggiungere l’Europa, e ora anche la Giordania, il potenziale dei benefici dell’economia reale per i produttori rimane bloccato. Ad esempio, Muhammad Yihya Najar, proprietario di una manifattura a Gaza, ha vinto un bando per la fornitura di scrivanie e banchi per le scuole della Cisgiordania. Ma la sua richiesta di trasferire là i beni è stata rigettata.
Il direttore di Gisha, Sari Bashi, sottolinea: “Al fine di implementare lo sviluppo economico per i residenti a Gaza, non è sufficiente permettere che i prodotti della Striscia passino per le strade di Israele e della Cisgiordania. Devono riuscire a raggiungere quei mercati”.
Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)